il fenomeno analizzato attraverso le parole di una bilingue

I Vantaggi dell’Essere Bilingue

VANTAGGI COMUNICATIVI

bimb-bil-87762282_pictureIl vantaggio nell’avere genitori con madri lingue diverse sta nel fatto che i bambini, nel divenire bilingui, hanno la piena possibilità di comunicare con ciascun genitore nella lingua preferita. Questo può dunque portare alla creazione di un rapporto genitore-figlio più stretta e ricca di sfumature. Per molti genitori è importante poter comunicare con il figlio nella propria lingua madre; infatti molti di loro riescono ad esprimersi completamente esclusivamente con quella lingua. Allo stesso tempo sono capaci così di trasmettere la loro cultura e il loro passato al proprio figlio. Inoltre l’essere bilingui permette non solo di comunicare in modo più intimo con il genitore, ma può anche creare una stretta relazione con le precedenti generazioni della famiglia. Infatti i monolingui privi del patrimonio linguistico della famiglia potrebbero sentirsi emarginati dai parenti e dal loro passato. Il bilinguismo in questo contribuisce anche a dare un senso di continuità della famiglia attraverso le generazioni. In più, i bilingui avranno molte più possibilità, rispetto ai coetanei monoligui, di stringere nuove amicizie e relazioni anche al di fuori del proprio Paese di origine, con individui provenienti da altre nazioni o gruppi etnici. Inoltre la psicolinguistica moderna afferma che il bilinguismo contribuisce in maniera decisiva a favorire un rapporto più evoluto con la realtà semantica del linguaggio. Il bilinguismo stimola anche un rapporto complesso e arricchiente nei confronti delle costruzioni linguistiche grammaticali di una determinata lingua. Infine i bilingui avranno una maggiore sensibilità linguistica, dal momento che essi monitorano costantemente quale lingua usare nelle diverse situazioni, dunque saranno più conscienti dei bisogni comunicativi del loro interlocutore. Infatti quando incontrano persone che non parlano la loro lingua, i bilingui saranno ascoltatori più pazienti rispetti ai monolingui.

 

VANTAGGI CULTURALI

Un ulteriore vantaggio dell’essere bilingui fornisce l’opportunità di fare esperienze in due o più culture. Il monolingue in sé può dublin2immergersi in molte culture, da differenti comunità vicine, le quali utilizzano la stessa lingua ma vivono la vita in modo diverso. Egli può anche viaggiare in altri paesi ed osservare nuove culture, ma sempre da spettatore passivo. Il bilingue sentirà invece queste culture come sue, perché gli appartengono davvero. Per penetrare in modo profondo all’interno di una cultura è necessario conoscere anche la lingua della cultura stessa. Infatti con ogni lingua ci sono diversi sistemi di comportamenti, tradizioni, storie, modi di conversare, modi di intepretare e comprendere il mondo, idee, credi e modi di pensare. Quindi con il bilinguismo l’individuo è portato ad avere una mente più aperta con il “diverso”, avendo l’opportunità di confrontarsi con altre culture. Inoltre il bilingue avrà maggiori vantaggi economici. Parlando più lingue avrà migliori opportunità di lavoro, anche a livello internazionale. Occupazioni nelle multinazionali, nell’esportazione o occupazioni che richiedono contatti transnazionali creeranno un  futuro lavorativo più versatile per i bilingui che per i monolingui.

VANTAGGI COGNITIVI

terapia-cognitivo-comportamentale-milano-269x300Oltre ai fattori culturali, economici e comunicativi, la ricerca ha mostrato che il bilinguismo potrebbe apportare vantaggi anche nel pensiero del bilingue, quindi sull’aspetto cognitivo. I possibili vantaggi spaziano dal pensiero creativo, fino ad un maggiore progresso nello sviluppo cognitivo precoce e una grande sensibilità nella comunicazione.

Nel XX secolo genitori e insegnanti furono avvertiti da medici primari, psicologi, logopedisti, di utilizzare una sola lingua con i bambini altrimenti ci sarebbe stata una grande confusione mentale. Infatti si pensava che se due lingue avessero occupato le aree di pensiero di un individuo, ci sarebbe stato meno spazio per altre aree di apprendimento.

Dunque la capacità di parlare due lingue sarebbe stata a scapito dell’efficienza del pensiero. Ai giorni d’oggi questi “credenze” sono sparite, o quasi, dato che esistono ancora, purtroppo, medici, e non solo, che la pensano in  questo modo. Per verificare in modo approfondito l’esistenza di vantaggi cognitivi nei bilingui è necessario partire da un quesito: i bilingui sono meno intelligenti o più intelligenti dei monolingui? Oppure si trovano allo stesso livello? Per rispondere dobbiamo passare in rassegna le ricerche effettuate nel corso degli anni dividendo tre periodi: il periodo degli effetti negativi, il periodo degli effetti neutrali e il periodo degli effetti positivi.

Periodo negativo. Dal XIX secolo agli inizi anni ’60, il credo generale era che il bilinguismo avesse solo effetti negativi sull’individuo e la sua intelligenza. Il Prof. Laurie, tenendo una lezione nel 1890, affermò che l’intelletto non si duplicherà se si è bilingui, ma addirittura si dimezzerà. Se il linguaggio è il suolo dove cresce l’intelligenza, due lingue produrrano un suolo fino mentre il monolinguismo produrrà un suolo ricco e fertile. Alcune delle prime ricerche sul bilinguismo furono comparare i monolingui e i bilingui con dei test sull’intelligenza. I tipici risultati evidenziarono che i monoligui fossero più intelligenti dei bilingui. Nel 1923 D. J. Saer fece una ricerca su 1400 bambini tra i 7 e i 14 anni. Ne uscì fuori che i monolingui parlanti inglese avessero ben 10 punti in più nei test rispetto ai bilingui. La conclusione di Saer fu che i bilingui fossero mentalmente confusi e svantaggiati a livello cognitivo. D’altronde queste ricerche erano molto limitate. Infatti i bambini su cui Saer fece le richerche avevano uno status socio-economico molto basso, mentre i monolingui provenivano da una classe sociale più alta. Possiamo dunque dire che il risultato è stato dovuto alle differenze di classi sociali, quindi alla scolarizzazione dei bambini,  e non al bilinguismo. Un secondo fattore non preso in considerazione dal ricercatore fu che i test furono effettuati nella lingua debole dei bilingui. Probabilmente se questi test fossero stati eseguiti nella lingua dominante dei bilingui, i risultati sarebbero stati ben diversi.

Inoltre non si è pensato al grado di competenza delle due lingue nei bilingui. Come abbiamo già detto non esistono solo bilingui e monolingui, ma ci sono grandi differenze nelle abilità e nel grado di competenza per classificare i bilingui. Queste classificazioni sarebbero state molto importanti per una giusta comparazione.

Periodo neutrale. Questo periodo va da fine anni ’50 all’inizio degli anni ’60 e rappresenta un breve periodo in cui le ricerche sull’intelligenza tra bilingui e monolingui non mostrarono nessuna discrepanza. Infatti, a differenza delle prime ricerche effettuate, si prese in considerazione anche l’aspetto socio-economico del bambino. Questo fu un periodo molto importante per sottolineare gli errori e le inadequatezze delle precedenti ricerche, e si dimostrò che il bilinguismo non era necessariamente una fonte di svantaggio intellettuale. Questa conclusione spinse molti genitori a sostenere il bilinguismo in casa e l’educazione bilingue a scuola.

Periodo positivo. La più importante ricerca sul bilinguismo fu portata avanti da Peal e Lambert nel 1962 in Canada. Questo studio fu il punto di svolta nella ricerca del bilinguismo e dei suoi vantaggi cognitvi.  Gli studiosi presero in considerazione un campione di 110 bambini di 10 anni provenienti dalle classi medie di scuole francesi a Montréal. Solo i bilingui bilanciati e i monolingui furono inclusi. Su 18 variabili per misurare il quoziente intellettivo, i bilingui mostrarono di avere un intelletto significativamente più alto rispetto ai monolingui in 15 di esse. Queste 15 variabili includevano aspetti verbali e non verbali dell’intelletto. Gli autori affermano l’esistenza di una differenza nella struttura dell’intelletto, e che i bilingui avessero una intelligenza più diversificata. Dallo studio ne risultò che il bilinguismo apporta: maggior flessibilità mentale; la capacità di pensare in modo astratto, con più indipendenza dalle parole, risultando superiori nella formazione di concetti; un ambiente biculturale più ricco che reca benefici all’intelletto; beneficio verbale dell’intelletto attraverso il transfert positivo tra le lingue.

Anche sul piano educativo, diverse ricerche hanno mostrato la superiorità dei bilingui frequentanti classi di completa immersione bilingui o trilingui, rispetto a monolingui. Dubé e Hérbert, per esempio, hanno riportato che una minoranza di bambini francofoni frequentanti classi di immersione franco-inglese nel Maine svilupparono un più alto livello di competenza in inglese, rispetto ai coetanei frequentanti classi con programma solo in lingua inglese.

Nel continuare la ricerca dei vantaggi cognitivi nei bilingui bisogna adesso analizzare se esistono differenze tra bilingui e monolingui nelle loro strategie cognitive. Il bilinguismo intacca lo stile cognitivo di una persona, come il metodo di immagazzinare informazioni, la memoria, la trasformazione e l’uso di queste informazioni? Per rispondere daremo uno sguardo a due dimensioni cognitive: il pensiero creativo e la consapevolezza linguistica.

Pensiero creativo. Nei test sul quoziente intellettivo esiste una sola risposta corretta da dare. Ciò è chiamato “pensiero convergente”, dove i bambini devono convergere solo su una risposta accettabile. Un pensiero alternativo è il “pensiero divergente o creativo”. Infatti alcune persone sembrano avere una mente più aperta, elastica e creativa. Quindi invece di trovare una sola soluzione alla domanda, essi preferiscono una varietà di risposte, tutte valide. Nei test effettuati su bilingui all’inizio del XX secolo, soprattutto quello di D. J. Saer, il pensiero creativo non fu preso in considerazione e probabilmente questo fu un ulteriore limitazione per i bilingui sottoposti al test.

Per misurare il pensiero divergente vengono utilizzate poche domande ma dirette. Per esempio “In quanti modi puoi utilizzare un mattone?”. Sulla base di questo tipo di domanda, il bambino deve pensare in modo creativo e trovare più risposte possibili. Un pensatore convergente troverà solo poche risposte e saranno sicuramente le meno originali, es. per costruire un muro o una casa. Il pensatore creativo invece troverà 15-20 risposte in poco tempo, di cui molte saranno anche originali, es. per rompere una finestra durante un incendio o per puntellare un tavolo traballante.

Ora vi chiederete: cosa centra tutto questo con il bilinguismo? Le ricerche tendono a trovare un legame tra pensiero creativo e bilinguismo. Infatti la padronanza di due lingue crea un incremento nella fluenza, flessibilità, originalità e elaborazione del pensiero.

Questo perché nel processo di due lingue, il bilingue potrebbe avere una più alta probabilità di pensiero creativo. Ma questo come accade? Accade perché i bilingui hanno due o più parole per lo stesso oggetto o idea. Infatti l’avere due o più parole per lo stessa idea o lo stesso oggetto permette ai bilingui di avere più libertà e più ricchezza nel loro pensiero. Studi condotti in parti geografiche internazionali, come gli Stati Uniti o il   Canada, hanno mostrato che i bilingui sono superiori rispetto ai monolingui nel pensiero creativo.

Consapevolezza linguistica. A volte i bambini bilingui hanno una maggiore capacità, rispetto ai monolingui, di focalizzarsi più sul contenuto e il significato del linguaggio invece che sul suono. Per esempio nell’imparare una filastrocca, un bambino bilingue si concentra maggiormente sul significato delle parole e sulla storia della filastrocca che sul suono delle parole. Uno dei primi ricercatori che studiò la possibilità di una differenza tra bilingui e monolingui nel loro attaccamento al suono o al significato delle parole, fu A. D. Ianco-Worrall. La ricercatrice Sud-Africana confrontò due gruppi di monolingui e bilingui con test sul quoziente intellettivo, età, sesso, grado scolastico e classe socio-economica. I gruppi erano composti da 30 bilingui Afrikaan-Inglesi tra i quattro e i nove anni. Nell’esperimento la tipica domanda era “I have three words: CAP, CAN and HAT. Which is more like CAP: CAN or HAT?”. Un bambino che risponde CAN avrà determinato la scelta dal suono della parola. Un bambino che invece sceglie HAT sembrerà aver deciso basandosi sul significato della parola, perché si riferiscono allo stesso oggetto (CAP/HAT → CAPPELLO).

Ianco-Worrell mostrò che tra i monolingui e i bilingui dai sette anni in su non c’era alcuna differenza nella scelta, che fu per entrambi i gruppi HAT, dunque basata su significato della parola. Tuttavia, nei bambini tra i quattro e i sei anni, la scelta dei bilingui era comunque orientata verso il significato, mentre i monolingui risposero basandosi sul suono. Con questo Ianco-Worrall concluse che i bilingui raggiungono un livello di sviluppo semantico circa 2-3 anni prima dei coetanei monolingui. McLaughlin afferma che “sembra chiaro che un bambino cui ha padronanza in due lingue ha un vantaggio linguistico rispetto al bambino monolingue. I bambini bilingui diventeranno consapevoli del fatto che esistono due modi per dire la stessa cosa”. A sua volta Vygotsky affermò che essere capaci di esprimere lo stesso pensiero in due lingue diverse permetterà al bambino di “vedere la sua lingua come un particolare sistema tra molti, per guardare il suo fenomeno sotto categorie più generali, che porta alla consapevolezza delle sue operazioni linguistiche”.

E’ ovvio che non tutti i bambini bilingui abbiamo una consapevolezza linguistica e vantaggi cognitivi. Infatti, ricerche effettuate da S. J. Gambalos affermano che questa consapevolezza è sviluppata maggiormente in bambini la cui competenza nelle due lingue sia abbastanza alta; più le due lingue erano sviluppate, migliore era la performance nei test.

Dunque, nella ricerca dei vantaggi cognitivi è importante dire che non tutti i bilingui ottengono dei vantaggi. Il termine bilingue, come già affermato, include coloro che hanno un alta padronanza in entrambe le lingue e coloro le cui due lingue non sono pienamente sviluppate. Nel mezzo esistono numerose possibilità e variabili. Ma bisogna chiedersi: sotto quali condizioni il bilinguismo può avere effetti positivi, neutrali o negativi sul pensiero? E quanto deve essere alta la padronanza di una lingua per ottenere questi vantaggi? La risposta è contenuta nella Threshold Theory (Teoria delle Soglie).

Threshold Theory. Essa fu descritta per la prima volta dallo psicologo Jim Cummins. E’ possibile descrivere la teoria delle soglie attraverso la struttura di una casa composta da tre livelli. Agli estremi troviamo due scale che rappresentano rispettivamente la L1 e la L2, indicando il fatto che un bambino bilingue si muova verso l’alto e non rimanga stazionario ad un solo livello.

Al piano inferiore troveremmo i bilingui limitati, in cui entrambe le lingue non sono sufficientemente sviluppate se comparate con bambini della stesso gruppo di età. Quando c’è un basso livello di padronanza in entrambe le lingue ci potrebbero essere effetti cognitivi negativi o dannosi. Al livello intermedio il bambino avrà una competenza giusta per la sua età ma solo in una delle due lingue. In questo caso il bambino bilingue non avrà ne effetti positivi ne effetti negativi sulla cognizione se comparato al bambino monolingue.

All’ultimo livello, quello più alto, ci sono i cosiddetti “bilingui bilanciati”. Qui i bambini hanno il giusto grado di competenza in entrambe le lingue. E’ a questo punto che ci saranno vantaggi a livello cognitivo. La ricerca sulla cognizione e il bilinguismo ci suggerisce due soglie da raggiungere. Ogni soglia è il livello di competenza linguistica da raggiungere, o sorpassare, per arrivare al livello successivo. La prima soglia rappresenta il livello da ottenere per evitare conseguenze negative sulla cognizione. Per superare questo livello il bambino deve avere la padronanza linguistica in almeno una delle due lingue. La seconda soglia viene raggiunta quando le due lingue sono ben sviluppate così che, per esempio, il bambino possa affrontare in egual modo le lezioni di entrambe le lingue in classe.


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